Sant’Antonio, Villavallelonga e la favata

di Niva
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Gli ingredienti per la favata: fave e cipolle

C’è un paese racchiuso fra i monti in Abruzzo dove i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio il 17 gennaio, dopo ben 8 giorni, si concludono fra maschere, falò, balli, canti e l’euforia generale dando inizio al Carnevale. È Villavallelonga, borgo della Marsica di soli 914 abitanti immerso nel verde a 1000 metri di altitudine. Vi ho già parlato della storia di Sant’Antonio, di come la rappresentazione della sua vita mi traumatizzasse da piccola e del particolare legame che c’è fra il cibo e i festeggiamenti in suo onore. Ma quello che accade a Villavallelonga in quest’occasione è qualcosa di molto particolare: sacro e profano si fondono in maniera indissolubile in un rito complesso e carico di simbolismo dove il cibo diventa il vero protagonista.

L’Epifania tutte le feste si porta via.

Rispose Sant’Antonio:

Piano piano che c’è la mia!

E in questo paese di montagna ce la mettono davvero tutta per festeggiare a dovere il Santo!

La Segnora e le pupazze a Villavallelonga, L'Aquila, Abruzzo

La Segnora e le pupazze

Quando sono arrivata, nel primo pomeriggio del 17 gennaio, i festeggiamenti erano appena iniziati. Oggi, qui, inizia ufficialmente il Carnevale e così, fra balli e canti, mi sono unita alla tradizionale sfilata durante la quale carri allegorici, maschere e figure simbolo della tradizione percorrono le vie del paese in un clima generale di allegria. E anche Sant’Antonio, con il diavolo e il lupo, prende parte alla sfilata. I veri protagonisti però sono stati la Segnòra, un fantoccio dalle fattezze di una donna molto prosperosa e simbolo di fertilità, e altri 4 pupazzi di cartapesta che, fatti vivere da degli uomini al loro interno, hanno danzato lungo tutto il tragitto animando la compagnia.

La mmascar' brut' a Villavallelonga per la festa di Sant'Antonio

La mmascar’ brutt’

Quello che mi ha più colpito di tutta questa sfilata sono le mmascar’ brutt’, simbolo del male e incarnazione dei diavoli contro cui lottava Sant’Antonio durante il suo eremitaggio. Non poteva però mancare il bene, le mmascar’ bell’. So che dovevano esserci, ma a dire il vero non ho capito quali fossero perché per tradizione indossano costumi colorati e fiori, ma non sono particolarmente connotate. Forse erano quelle ragazze vestite da campagnola bella abruzzese… Boh? Ma non tergiversiamo!

Il ballo delle pupazze in piazza a Villavallelonga, L'Aquila, Abruzzo

Il ballo delle pupazze in piazza

Alla fine l’allegra brigata è arrivata in piazza e qui le pupazze e la signora, circondate da bambini e dagli abitanti del paese, si sono scatenate nei balli per poi lasciare spazio alla consueta rappresentazione del Sant’Antonio e di alcuni miracoli che il Santo avrebbe fatto ad alcune famiglie di Villavallelonga. A dire il vero, ho saltato questa parte perché sono stata distratta dal fuoco acceso e dai pentoloni che iniziavano ad emanare un profumino niente male e sono andata a curiosare… All’imbrunire poi, mentre gli alpini armeggiavano intorno alla loro cucina da campo e io mi scaldavo vicino al “focaraccio” (ndr. grande fuoco) per evitare il congelamento, dall’altra parte della piazza mettevano fuoco alle pupazze e alla Segnòra. Gesto di liberazione e di buon auspicio, questa è l’unica parte della festa rimasta veramente inalterata nel corso dei secoli.

Il focaraccio e sullo sfondo il rogo delle pupazza per la festa di Sant'Antonio a Villavallelonga, L'Aquila, Abruzzo

Il focaraccio e sullo sfondo il rogo delle pupazza

E finalmente è arrivato il momento tanto atteso: la distribuzione della favata, una semplice zuppa di fave, ma che sarà per il freddo, sarà per la fame, sarà per la buona compagnia, mi è piaciuta tantissimo. Dopo aver guardato per tutto il tempo le signore che facevano soffriggere le cipolle in una grande padella (grazie signore per la pazienza che avete avuto con me che vi ho fatto mille domande!) che poi sono finite nel calderone (o come si dice da queste parti cottora) dove bollivano le fave per insaporire la zuppa, le mie membra ghiacciate hanno ripreso nuovamente vita.

Gli alpini di Villavalelonga e la loro cucina da campo il giorno della Festa di San'Antonio

Gli alpini di Villavalelonga e la loro cucina da campo

Il nucleo più antico di questa festa è proprio la distribuzione della favata e delle panette (pane impastato con le uova) che una volta avveniva casa per casa la mattina del 17 gennaio ed era una prerogativa della famiglia Bianchi che aveva ricevuto una grazia da Sant’Antonio. La tradizione popolare racconta che un lupo rapì un bambino da una culla e che la madre, piangendo, invocò il Santo promettendogli di allestire una festa in suo onore ogni anno e per tutta la vita se avesse riavuto il suo piccolo. La grazia fu concessa e il voto fu trasmesso di generazione in generazione. Ma perché proprio le fave e il pane? Perché hanno un valore simbolico molto antico: le fave benedette un tempo venivano date agli animali come medicinale e il pane rappresenta il frutto della terra e del lavoro dell’uomo, il grano, che sottoforma di pane si è caricato anche di tutta la simbologia cristiana.

Il soffritto di cipolle che insaporirà la favata per la festa di Sant'Antonio a Villavallelonga, L'Aquila, Abruzzo

Il soffritto di cipolle che insaporirà la favata

Dopo la favata, gli alpini hanno servito della pasta con il sugo e poi gli abitanti del paese hanno distribuito a tutti dei panini con la salsiccia e un buon bicchiere di vino. A differenza di quanto accade in altre feste di Sant’Antonio, qui non viene chiesta nessun tipo di offerta o contributo in cambio del cibo. Parlando con i villavallelonghesi si percepisce quanto sia importante per loro offrire del cibo a tutti, rendendo moderna l’antica usanza diffusa in tutto l’Abruzzo di offrire pane e legumi ai poveri per renderli partecipi della gioia comune ed era come fare un’offerta a Sant’Antonio. Pena: conseguenze negative e i “dispetti” del Santo. Ci tengono che tutto continui così, perché altrimenti, dicono, “si perderebbe il significato originario della festa”.

La favata, piatto tipico per la festa di Sant'Antonio a Villavallelonga, L'Aquila, Abruzzo

La favata

Il momento più importante della festa però è sicuramente la panarda, un luculliano banchetto, emblema dell’eccesso e dell’opulenza ed elemosina offerta al Santo, composto da oltre 30 portate che si tiene la notte del 16 gennaio e durante il quale non mancano i piatti simbolici. C’è una complicata etichetta che regola la panarda e per parteciparvi bisogna essere invitati dal panardiere. Ma questa è un’altra storia e (se i villavallelonghesi vorranno accogliermi tra di loro) ve la racconterò un’altra volta…

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